Dopo il codice identificativo del contratto collettivo, arriva un nuovo tassello nel sistema di trasparenza del lavoro introdotto dal Decreto Lavoro 2026.
Busta paga più trasparente: il CNEL punta su codice CCNL e livello di inquadramento
L’Assemblea del CNEL ha approvato all’unanimità un disegno di legge che punta a rendere la busta paga più leggibile e verificabile, prevedendo l’obbligo di indicare non soltanto il codice del CCNL applicato, ma anche il livello di inquadramento del lavoratore.
Il provvedimento si collega direttamente all’articolo 11 del decreto-legge n. 62/2026, che ha introdotto il codice alfanumerico unico del contratto collettivo nei cedolini paga, nelle comunicazioni obbligatorie e nei flussi previdenziali.
Secondo il CNEL, però, il solo codice contratto non basta per verificare la correttezza del trattamento economico applicato: per capire se retribuzione e diritti siano coerenti con il contratto collettivo serve infatti conoscere anche il livello attribuito al lavoratore.
Il sistema introdotto dal Decreto Lavoro 2026
L’articolo 11 del decreto-legge n. 62/2026 ha introdotto l’obbligo di indicare il codice alfanumerico unico del contratto collettivo applicato al singolo rapporto di lavoro.
Il codice del CCNL deve comparire:
- nelle informazioni fornite al lavoratore ai sensi del D.Lgs. n. 152/1997;
- nei cedolini paga disciplinati dalla Legge n. 4/1953;
- nelle comunicazioni obbligatorie;
- nei flussi previdenziali.
L’obiettivo del sistema è consentire alle amministrazioni competenti, tra cui Ministero del lavoro, Ispettorato nazionale del lavoro, INPS e CNEL, di utilizzare il codice contratto in modo sistematico per monitorare l’effettiva applicazione dei contratti collettivi, individuare eventuali scostamenti retributivi, programmare i controlli e verificare i requisiti necessari per accedere agli incentivi previsti dalla normativa.
Il CNEL: il codice contratto da solo non basta
“Il codice contratto è un primo passo importante ma da solo non basta”, spiega Michele Tiraboschi, consigliere CNEL e presidente della Commissione dell’Informazione. “Per capire se un lavoratore riceve davvero il giusto salario bisogna sapere anche con quale livello è stato inquadrato”.
Secondo Tiraboschi, l’indicazione congiunta del codice contratto e dell’inquadramento renderà più semplice controllare il rispetto dei minimi salariali, dei diritti contrattuali e della corretta applicazione dei contratti collettivi.
Il nuovo intervento punta anche a rafforzare il sistema dei controlli già previsto dal decreto-legge n. 62/2026. La disponibilità contestuale del codice del CCNL e del livello di inquadramento dovrebbe infatti facilitare le attività di verifica svolte da INPS, Ispettorato nazionale del lavoro e organizzazioni sindacali, consentendo controlli più immediati sulla corretta applicazione dei contratti collettivi e sulla coerenza tra inquadramento e trattamento retributivo riconosciuto al lavoratore.
Il disegno di legge si presenta quindi come un completamento operativo del sistema informativo introdotto dal Decreto Lavoro 2026, rafforzando la funzione della busta paga come strumento di trasparenza e verificabilità del rapporto di lavoro.