Infortuni nei cantieri: più formazione e meno burocrazia

Le riflessioni sul Rapporto INAIL-Regioni 2025 sugli infortuni mortali che conferma il primato delle cadute dall’alto. La posizione della Federazione: più protezioni e qualificazione, meno burocrazia

di Redazione tecnica - 18/09/2025

 

Non ha lasciato spazio a dubbi il Rapporto INAIL-Regioni 2025 sugli infortuni mortali e gravi nel settore costruzioni: la principale causa degli incidenti fatali resta la caduta dall’alto o in profondità, con un’incidenza del 58,3%.

Un dato che conferma quanto da anni segnalato dagli operatori del settore e che ha già portato alla creazione di un gruppo di lavoro INAIL-Confimi, al quale partecipa attivamente FINCO.

Infortuni sul lavoro, FINCO: il nodo è la qualificazione delle imprese

Secondo il rapporto, la categoria più colpita è quella dei muratori (30,8% dei casi), con un’età compresa tra i 55 e i 64 anni. Numeri che, come evidenziato da FINCO, riflettono ancora una volta le carenze strutturali del sistema di prevenzione nei cantieri.

“Non a caso -  afferma la Presidente FINCO, Carla Tomasi - non figurano, se non in minima parte e per attività che spesso gli edili si improvvisano a svolgere, quelli delle imprese specialistiche e superspecialistiche, che si cerca costantemente di attrarre verso il settore dell’edilizia per una mera questione di incassi in organismi privati come le Casse Edili, che continuano a svolgere funzioni pubbliche in condizioni di monopolio”.

La critica si allarga al recente dibattito sulla formazione. “Nella legge annuale sulle Pmi (AS 1484) abbiamo visto un obbrobrio – prosegue Tomasi – che confidiamo verrà subito espunto: un emendamento bipartisan che conferirebbe al Formedil il monopolio in termini di formazione per tutti coloro che entrano in un cantiere”.

Sicurezza reale, non burocrazia

Il nodo, per FINCO, è chiaro: non bastano misure di facciata o provvedimenti burocratici. Servono strumenti concreti per rafforzare la sicurezza dei lavoratori. “È vero che un notevole peso di questi infortuni è da ascrivere ad azioni estemporanee – puntualizza Tomasi – ma la tolleranza di pratiche scorrette, la carenza di formazione ed addestramento, nonché la mancanza di adeguate protezioni (barriere, parapetti, dispositivi anticaduta, DPI, ecc.) hanno ancora un peso rilevantissimo, e non è purtroppo una sorpresa”.

Da qui la richiesta di una formazione appropriata e specifica per le lavorazioni che devono essere svolte, “esattamente come la contrattazione collettiva applicata”, piuttosto che portare avanti iniziative sostanzialmente burocratiche come la “Patente a crediti”.

La Presidente di FINCO sollecita inoltre un maggiore coinvolgimento di tutte le parti interessate ai tavoli istituzionali: “Occorre non solo lavorare tutti insieme per la sicurezza, ma anche evitare che i tavoli di confronto sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro siano limitati ai ‘soliti noti’”.

L’invito è anche al Governo, affinché l’annunciato decreto in materia di sicurezza nei cantieri non contenga misure prive di reale efficacia, capaci solo di alimentare conflitti tra parti sociali e organismi formativi. “Fino a quando non si realizzerà che la vera sicurezza si ottiene con la reale qualificazione delle imprese – conclude Tomasi – si continueranno a emettere provvedimenti che non colgono alla radice il problema”.

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