Torna in bilico la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, simbolo delle grandi opere italiane mai arrivate al traguardo, in un percorso già segnato da decenni di rinvii, ricorsi e cambi di direzione.
La Corte dei conti, attraverso la Sezione centrale di controllo di legittimità sugli atti del Governo, ha infatti deciso di non registrare la delibera CIPESS n. 41/2025, con la quale lo scorso agosto era stato approvato il progetto definitivo e assegnate le risorse del Fondo di sviluppo e coesione (FSC).
Ponte sullo Stretto: alt dalla Corte dei Conti alla Delibera CIPESS
Sullo sfondo della questione, un dossier complesso che intreccia coperture finanziarie, valutazioni di sostenibilità economica e procedura autorizzativa speciale prevista dal decreto-legge n. 35/2023.
Il controllo della Corte, previsto dalla legge n. 20/1994, serve proprio a verificare la legittimità formale e contabile di atti di tale portata.
Nel clima politico attuale, la decisione è diventata un caso istituzionale che travalica i profili tecnici.
La risposta di Palazzo Chigi non si è infatti fatta attendere: “Sul piano tecnico – ha affermato la premier Giorgia Meloni - – i ministeri interessati e la Presidenza del Consiglio hanno fornito puntuale risposta a tutti i rilievi formulati per l’adunanza. Per avere un’idea della capziosità, una delle censure ha riguardato l’avvenuta trasmissione di atti voluminosi con link, come se i giudici contabili ignorassero l’esistenza dei computer”.
La replica della Corte: “Non giudichiamo l’opera, ma la legittimità”
Puntuale è arrivata la precisazione ufficiale della Corte dei Conti: “La Sezione di controllo di legittimità si è espressa su profili strettamente giuridici della delibera CIPESS, relativa al Piano economico-finanziario del Ponte sullo Stretto, senza alcun tipo di valutazione sull’opportunità e sul merito dell’opera”, ha chiarito la magistratura contabile, aggiungendo che “il rispetto della legittimità è presupposto imprescindibile per la regolarità della spesa pubblica”.
Un modo per ribadire il proprio ruolo costituzionale e respingere le accuse di interferenza politica. Al momento, la decisione dei magistrati contabili sospende di fatto l’efficacia della delibera, riaprendo il confronto tra potere esecutivo e organi di garanzia.
Solo dopo la pubblicazione delle motivazioni, che saranno rese note entro 30 giorni, si capirà se si tratta di una sospensione temporanea o di un blocco destinato a durare.
La prossima mossa da parte dell'esecutivo dovrebbe essere l'approvazione, in Consiglio dei ministri, di una delibera che sancisca il «superiore interesse pubblico» dell'opera.