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Riforma professioni: il CNI difende l’impianto ordinistico

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ribadisce l'apertura al cambiamento ma difende il sistema ordinistico, rifiutando letture ideologiche e penalizzanti

di Redazione tecnica - 21/07/2025

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri interviene nel dibattito sulla riforma degli ordinamenti professionali, ribadendo la propria posizione favorevole a un aggiornamento dell’attuale assetto normativo, ma respingendo al contempo ogni rappresentazione distorta che lasci intendere una contrarietà pregiudiziale da parte delle professioni tecniche.

Riforma professioni: la posizione del CNI

In risposta a una narrazione mediatica ritenuta parziale, il CNI chiarisce che il confronto avviato con il Governo quasi un anno fa (l’incontro è avvenuto il 31 luglio 2024) – e in particolare l’ipotesi di revisione del d.P.R. n. 137/2012 – rappresenta una naturale evoluzione del sistema, da leggere «come un’opportunità per rafforzare la qualità, la responsabilità e la rilevanza sociale delle professioni intellettuali nel nostro Paese».

«Desideriamo sottolineare, ancora una volta, la necessità della nostra categoria di preservare il sistema ordinistico nei termini in cui oggi è organizzato e regolamentato sotto la vigilanza del ministero della giustizia», ha spiegato il presidente del CNI, Angelo Domenico Perrini, ribadendo come la modernizzazione dell’impianto ordinistico sia necessaria per adeguare la normativa alle profonde trasformazioni che hanno interessato il mondo del lavoro, la formazione, l’accesso alle professioni e il quadro normativo e tecnologico.

L’obiettivo – spiega Perrini – deve essere quello di «garantire un sistema ordinistico più moderno, inclusivo, trasparente, in grado di tutelare i cittadini, valorizzare i giovani professionisti e dare pieno riconoscimento al ruolo pubblico delle professioni».

Le proposte

In questa direzione si inseriscono le proposte già avanzate dal CNI nel corso degli incontri istituzionali con i Ministri competenti e che puntano a:

  • introdurre l’obbligo di iscrizione all’Albo per chi esercita la professione;
  • attuare pienamente la laurea abilitante ai sensi della legge 163/2021;
  • riformare il d.P.R. 169/2005, per assicurare maggiore rappresentanza e regole eque nei procedimenti elettorali ordinistici.

Il Consiglio Nazionale mette in guardia da approcci ideologici o strumentali che possano ostacolare il percorso riformatore con atteggiamenti di chiusura preventiva. «Risulta fuorviante alimentare un clima di diffidenza o chiusura pregiudiziale rispetto a un processo riformatore ancora in fase di impostazione», avverte Perrini, sottolineando che gli ingegneri «non temono la riforma: la sollecitano e la accompagnano con spirito propositivo».

E conferma, infine, la piena disponibilità al dialogo con le Istituzioni e con gli altri Ordini professionali, in un’ottica di collaborazione costruttiva e di tutela del valore della competenza tecnica, della deontologia e del servizio al Paese. «Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri auspica che i mezzi di informazione garantiscano un adeguato bilanciamento delle posizioni espresse nel dibattito pubblico, offrendo spazio anche a chi sostiene la necessità di un confronto trasparente, plurale e orientato alla modernizzazione dell’architettura ordinistica».

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