Vetrate panoramiche in edilizia libera, ASSVEPA risponde al CNAPPC

Il Presidente dell'Associazione, Vito Chirenti: "Le VEPA sono un prezioso strumento di riqualificazione urbana ed energetica senza aumento di volumetria o cambio di destinazione d'uso"

di Redazione tecnica - 28/09/2022
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Vetrate panoramiche in edilizia libera, ASSVEPA risponde al CNAPPC

Non accennano a placarsi le polemiche innescate dall’inserimento nel Testo Unico Edilizia dell’installazione delle Vetrate Panoramiche (VEPA) tra gli interventi di edilizia libera - specificatamente la lettera b-bis) dell’art. 6. La norma, prevista dall’art. 33-bis della legge n. 142/2022 di conversione del D.L. n. 115/2022 (Decreto Aiuti-bis) ha portato, di fatto, alla creazione di due “fazioni” tra chi storce il naso su questa tipologia di interventi e chi invece saluta la novità normativa come un allineamento a quanto previsto già in numerosi Paesi europei.

VEPA, le vetrate panoramiche tra gli interventi di edilizia libera

Le “VePa" sono composte da ante paravento in vetro, scorrevoli, impacchettabili e manualmente amovibili. Sono sistemi impiegati in numerosi progetti di riqualificazione edile e valorizzazione urbana, scelte perché offrono più spazio abitativo senza creare ulteriore volumetria né cambio di destinazione d’uso "contribuendo così alla limitazione della cementificazione e conseguentemente alla riduzione di consumo del territorio italiano", spiega il presidente di ASSVEPA, l’Associazione Italiana Vetrate Panoramiche Amovibili, dott. Vito Chirenti.

Rispondendo alle dichiarazioni del Presidente del CNAPPC, Francesco Miceli, Chirenti ha evidenziato che le VEPA sono "sistemi intelligenti che hanno cambiato il volto dell’architettura e dell’edilizia moderna”. 

Un passaggio importante è quello sui centri storici: “Le vetrate panoramiche non sono destinate ai centri storici (se non per la protezione dei dehors) né sono mai state utilizzate nei centri storici o su edifici dal valore storico. Mi sembra ovvio. Desidero però ricordare ai lettori e agli “addetti ai lavori” che l’Italia, in Europa, detiene due primati urbanistico-architettonici:

  • i suoi borghi antichi e i suoi centri storici sono tra i più belli al mondo;
  • ha le peggiori periferie residenziali, degradate e indecorose. Soprattutto perché si trovano nel “Bel Paese”, che vanta il 90% dell’arte universale.

In molti paesi nord europei, tra cui Finlandia, Danimarca, Svezia, Norvegia, questi sistemi, sono utilizzati già da molto anni in grandi progetti di recupero, riutilizzo e rigenerazione urbana, proprio per riqualificare e rivalorizzare quartieri cittadini e intere aree residenziali ormai depresse, vetuste. Per di più energivore”. Sul punto, il Presidente ASSVEPA riporta i dati di un recente studio condotto da un’università finlandese sulla città di Stoccolma, che ha confermato che con le Vetrate Panoramiche si è ottenuto un risparmio del 15% sui costi del riscaldamento.

Sistemi di Riqualificazione e valorizzazione urbana

Secondo Chirenti, con le VEPA è possibile recuperare, migliorare ed efficientare i vecchi edifici, riducendo sprechi ed emissioni di CO2. Il tutto a fronte di minor burocrazia e senza commettere abusi edilizi. “La fruizione di questi milioni di verande e balconi inutilizzati e abbandonati, permetterà alle famiglie italiane di guadagnare spazio abitativo senza generare nuova volumetria, senza modificare la destinazione d’uso e senza alterare le preesistenti linee architettoniche e le assentite partiture edilizie. Migliorandone e valorizzandone l’aspetto estetico. Come dimostrato da migliaia di interventi - abbondantemente documentati - in tutta l’Europa. Italia esclusa”.

Un’alternativa al Superbonus 110%?

Spiega Chirenti che le VEPA potrebbero essere un’ulteriore soluzione per l’efficientamento energetico, oltre che una nuova strategia per combattere il caro bollette: “le VEPA permettono un consistente risparmio energetico, grazie alla riduzione delle dispersioni termiche che, attraverso il principio della termodinamica conosciuto come entropia, crea un cuscinetto termico tra l’interno delle abitazioni e l’esterno".

Conclude Chirenti: “L’ipotetico rischio di impatto negativo sull’immagine urbana che avrebbero questi sistemi è assolutamente inesistente”.