ESPERIMENTO DI CORESIDENZA O COHOUSING

19/11/2007

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Coresidenza o cohousing: è il nuovo modo di abitare che nasce come esperimento in Danimarca negli anni Sessanta ed approda, lo scorso anno, anche in Italia.
Lo scopo dell’esperimento è quello di riunire alcune persone, singoli o famiglie, per progettare assieme la casa in cui andranno a vivere mantenendo la suddivisione in appartamenti (di proprietà di ognuno) ma prevedendo spazi (per il 20%-25% della superficie costruita) e attività che si vogliono condividere.

Il cohousing non ha regole e ogni progetto è diverso dall’altro ma generalmente vengono riunite da 10 a 40 famiglie il cui compito è quello di gestire insieme una serie di spazi dell’edificio o alcuni momenti della giornata, ad esempio la sala per il tempo libero, la cucina condominiale la lavanderia, la piscina, lo spazio verde, il parco auto o addirittura il servizio di ‘portineria’.
In Italia, ad oggi, all’attivo risultano sei progetti di cui alcuni già in dirittura d’arrivo ed altri, ancora, in fase di elaborazione. Il primo di questi progetti è quello dell’Urban Village Bovina, quartiere a nord di Milano, in cui le 26 famiglie previste hanno già acquistato gli appartamenti la cui consegna è prevista per Giugno 2009.
Le abitazioni vanno dai 50 ai 140 metri quadrati e sono, inoltre, previsti 400 metri quadrati di spazio verde per il giardino e più di 140 metri quadrati per gli spazi comuni. L’ultimo progetto, invece, in termini di tempo, che è stato avviato è quello relativo alla Cascina del Molino a Bruino, nelle vicinanze di Torino, che prevede 10 abitazioni e 200 metri quadrati di spazi comuni all’interno di una corte antica.

La società che in Italia segue l’andamento di questi progetti, è la Cohousing ventures, che si occupa di reperire, attraverso un gruppo di professionisti, le aree più adatte al tipo di coabitazione anche se, bisogna comunque sottolineare, la maggior parte di questi progetti nasce dalla volontà di un gruppo di amici o conoscenti che vogliono abitare la stessa area. La società di cohousing, di cui è presidente Luca Mortasa, si occupa anche di verificare la fattibilità, di assistere le famiglie nella costruzione del gruppo, di cercare altri coresidenti e soprattutto di fornire la consulenza legale e di intrattenere rapporti con le imprese costruttrici. La formazione dei gruppi di coresidenti richiede un tempo che, generalmente, va dai sei ai nove mesi in quanto bisogna ricercare persone che abbiano la stessa idea di divisione che non si limita alla spartizione degli spazi comuni ma si spinge alla scelta dei materiali da costruzione, alla scelta delle soluzioni tecnologiche e innovative che consentano una maggiore efficienza energetica e un risparmio economico anche se queste scelte, avendo ognuno la propria casa indipendente, non risultano mai estreme. La questione, quindi, in linea di massima si riduce alla scelta dei vicini e ad offrire la propria disponibilità per l’espletamento delle pratiche giornaliere, dalla spesa all’assistenza ai bambini ecc.

Secondo il presidente Mortara, la peculiarità del cohousing, è proprio quella dei vicini che si scelgono: se un progetto piace ognuno dedica alcuni mesi alla conoscenza dei coresidenti e alla scelta di cosa mettere in comune; questa fase, quindi, così delicata, potrebbe anche non giungere ad una conclusione con la conseguenza che non si passa alla costruzione dell’edificio. Ad onor del vero, in Italia, questo situazione non si è mai verificata al di là del progetto di Abbiategrasso che, comunque, è fallito per problematiche non legate ai coresidenti, tant’è che possiamo contare circa 5 mila persone nella lista di coloro i quali sono interessati alla coabitazione, di cui 2 mila solo a Milano. Conclude il presidente Mortara che il compito principale della sua società è quello di facilitare la composizione di questi gruppi perché, da una ricerca effettuata all’estero in collaborazione con il Politecnico di Milano, hanno potuto verificare che queste iniziative di social-housing impiegano anche 8-10 anni per giungere alla concretezza: questo è il motivo per cui è stato creato il gruppo di professionisti, architetti, specialisti di sostenibilità ambientale e facilitatori sociali, di modo che questo tempo si potesse ridurre.

A cura di Paola Bivona
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