IN ITALIA CALANO DEL 43%

23/09/2008

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Nel primo semestre del 2008 gli investimenti diretti nel settore immobiliare in Italia hanno raggiunto quota 1,5 miliardi di euro, con un decremento del 43% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il dato, registrato dall'ultimo Italian Capital Markets Bulletin a cura diJones Lang LaSalle, conferma la tendenza registrata nel mercato degli investimenti nel resto del continente (-44% rispetto al primo semestre 2007), messo a dura prova dalla crisi finanziaria che ha colpito i mercati globali.
Analizzando i dati per settore, in Italia gli investimenti negli uffici hanno fatto registrare la quota di mercato più consistente, con circa il 48% del giro d'affari complessivo, seguiti, nell'ordine, dai settori retail (20%), alberghiero (19%) e logistico (11%).
Nel complesso, sono stati investiti 770 milioni di euro in immobili a uso direzionale (-36% rispetto al primo semestre 2007), 320 milioni in immobili a destinazione retail (-47%), 200 milioni in strutture destinate all'ospitalità (-47%), e 172 milioni per la logistica. In questa fase del mercato, secondo Patrick Parkinson, amministratore delegato di Jones Lang LaSalle Italia e responsabile del settore Capital Markets, “gli investitori che hanno sempre operato con alta leva finanziaria sono penalizzati dalla difficoltà di reperire finanziamenti, oltre che dal costo del denaro più elevato”.
“Chi opera con capitale proprio è quindi sempre più attento a selezionare le opportunità d'investimento, preferendo contare su un “risk adjusted return”, tendenzialmente più alto”.
“In questo quadro - ha sottolineato lo stesso Parkinson - assume un ruolo fondamentale la qualità degli asset, in termini di localizzazione, caratteristiche tecniche-funzionali e tipologia del conduttore”.

I fondi immobiliari, quotati e non quotati, si confermano, intanto, anche in questo primo semestre, come gli attori principali del mercato, con un volume investito pari ad oltre 800 milioni, ovvero al 56% del totale. In leggera flessione sono, invece, gli investimenti di tipo cross-border, che ammontano a circa la metà del totale, con un decremento del 12% rispetto allo stesso periodo del 2007.
Nello scenario italiano Roma si colloca in una posizione di tutto rispetto, facendo registrare il 32% del totale del volume investito, prevalentemente in asset a uso direzionale. Il risultato è migliore di quello registrato a Milano, dove gli investimenti hanno rappresentato il 27% del totale.
Il real estate romano, limitato e guidato da una forte componente domestica, interessata a operazioni di piccole dimensioni e di tipo “value added”, risente in misura inferiore degli effetti della crisi internazionale. In futuro - secondo LaSalle - il mercato della capitale potrebbe riservare ancora sorprese in termini di volume d'investimenti, ma dovrà essere in grado di soddisfare la domanda d'immobili di qualità elevata.

Fonte: www.demaniore.com
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