Codice dei contratti: Le richieste di modifica all’articolo 36

31/08/2018

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Codice dei contratti: Le richieste di modifica all’articolo 36

Ritorniamo sui risultati relativi alla nostra consultazione sul Codice dei contratti (leggi articolo) per evidenziare come tutte le risposte conducano a dare le seguenti risposte:

  1. Il 75% non è soddisfatto del nuovo Codice dei contratti pubblici
  2. Per l’83% non è stata conseguita una semplificazione normativa
  3. Il 48% ritiene che l’Autorità indipendente che si occupa di lavori pubblici non debba continuare ad essere l’ANAC (Autorità nazionale anticorruzione) mentre il 36% ha risposto affermativamente
  4. L’88% ritiene che è preferibile un unico provvedimento attuativo rispetto ai numerosi presenti nel vigente codice dei contratti
  5. Per il 49% le norme relative ad importi sottosoglia dovrebbero discostarsi dalle direttive europee mentre per il 38% non dovrebbero discostarsi
  6. Il 49% ritiene che il sistema di aggiudicazione dell’Offerta economicamente più vantaggiosa sia utilizzabile sul progetto esecutivo mentre il 38% ha risposto negativamente
  7. Per il 79% le norme relative ai servizi di architettura e di ingegneria potrebbero essere meglio collocate all’interno di uno specifica parte del Codice
  8. Il 57% ritiene necessaria una riduzione dei requisiti di partecipazione alle gare per professionisti ed imprese
  9. Il 47% non ritiene corretto procedere alla riduzione del numero delle stazioni appaltanti mentre il 40% ha risposto affermativamente
  10. Per il 42% non è corretto l’utilizzo dell’accordo quadro per i servizi di architettura e di ingegneria mentre lo è per il 29%

Ovviamente tali risposte dovrebbero spingere il Governo ad una rivisitazione pesante del Codice dei contratti che coniughi la semplificazione con la trasparenza.

Relativamente agli articoli per i quali sono arrivate le richieste di modifica quello che ne ha avute il maggior numero (oggi 108) è l’articolo 36 relativo ai contratti sotto soglia. Per lo stesso riportiamo qui di seguito alcune delle indicazioni date da coloro che hanno partecipato alla consultazione.

  • Per una gara d'appalto che supera i 2.000.000,00 di euro, una impresa deve affrontare una spesa di svariate migliaia di euro per presentare una offerta economicamente più vantaggiosa. La spesa incide troppo. La possibilità di partecipazione da parte delle imprese dipende troppo dalle possibilità economiche della stessa: concorrenza limitata solo a "chi può permetterselo"
  • Sopra 40.000 fino a 100.000 i servizi sono affidati con l'offerta economicamente vantaggiosa. Il numero dei partecipanti viene ridotto a 5 tramite sorteggio. Nella maggior parte dei casi non si presenta nessuno alla seduta pubblica e così la commissione costituita da soggetti interni procede in presenza di testimoni. E' un passaggio non trasparente poiché il sorteggio può essere guidato (ovviamente da chi vede negli appalti altri interessi oltre all'obiettivo dell'appalto)
  • Per lavori di importo inferiore a € 1.000.000, considerato l'obbligo di rotazione, il numero minimo di ditte da invitare è eccessivo.
  • Troppe complicazioni per gli appalti sotto i 40.000,00 €uro per i piccoli Comuni in merito al principio di rotazione, alle verifiche dei requisiti inoltre sotto i 1.000,00 euro è assurdo ricorrere alle procedure telematiche.
  • Garantire la rotazione delle imprese da invitare alle procedure negoziate, riconoscendo però che la stessa impresa potrebbe essere invitata dopo un tempo congruo e non sino all'esaurimento, per esempio, dell'elenco imprese dell'ente
  • L'articolo è chiaro, ma le linee guida ne rendono estremamente complicata e laboriosa l'applicazione. Andrebbe assolutamente reintrodotto il cottimo fiduciario per piccoli importi, es. fino a 5.000 Euro senza motivazione di sorta se non appunto la fiducia e la diretta conoscenza dell'operatore e senza rotazione.
  • Non sono previste le somme urgenze e le soglie di importo per i lavori in diretta amministrazione sono irrisori.
  • Semplificare ulteriormente. Evitare pareri Autorità che limitano quanto previsto dalla normativa
  • Diciamo che ho scelto un po’ a casaccio, Penso che il codice vada completamente riscritto in poche macro aree che definiscano il modo di gestirli (mentre i soggetti e le procedure burocratiche siano affidate ad una circolare metodologica), penso che le concessioni debbano uscire dal codice, penso che la progettazione e le prestazioni progettuali non debbano fare parte del codice ma vadano gestite con un’anima normativa a parte Dedicata ai progettisti (e conseguentemente cancellare la definizione per loro di operatori economici x tornare ad essere operatori culturali/professionali che non devono avere alcun rapporto con l’esecuzione dell’opera). Penso che vada riscritto tutto!
  • Semplificazione delle procedure e rivisitazione del sistema di rotazione
  • Sarebbe opportuna una soglia per almeno 10.000 euro al di sotto della quale consentire l'affidamento diretto a microimprese locali ove presenti ovvero la deroga al principio di rotazione fino a questo importo. In piccole realtà si lavora comunque nel rispetto del principio di equità essendoci una conoscenza profonda tra e delle piccole realtà economiche locali.
  • No rotazione per gli inviti di soggetti non aggiudicatari
  • Prevederei l'istituzione obbligatoria di un albo aperto degli operatori economici da invitare diviso per fasce d'importo e per categorie di lavori o tipologie di servizi e forniture nell'ambito del quale selezionare in ordine secondo un criterio di rotazione i vari concorrenti per le procedure negoziate e per gli affidamenti diretti senza altri meccanismi intricati
  • In realtà l'aver delegato ad una autorità esterna l'applicazione delle norme del Codice mi appare assurdo. L'autorità deve vigilare, non legiferare.
  • Facilitare l'accesso ai lavori pubblici alle piccole e micro imprese. In Italia si tende ad affidare lavori, anche di importi sotto soglia, a ditte e imprese molto strutturate e con svariate agevolazioni e con liquidità molto superiori: pertanto vi è una percentuale di scontistica durante le gare molto alta, irraggiungibile per i piccoli. Le micro e piccole imprese dovrebbero anche loro avere la possibilità di ottenere lavori pubblici (anche di sola manutenzione) per avere continuità nell'annata lavorativa.
  • Dovrebbe essere consentito di bandire una procedura aperta senza l'obbligo di pubblicare su gazzetta ufficiale e quotidiani, posto che aggrava le spese e la procedura e considerato l'uso di internet
  • Per i servizi: la pubblicazione sulla guri è inutile per lavori <40mila: procedure snelle, mediante acquisizione di preventivi (senza polizze documenti ecc., tanto sull'aggiudicatario si fa accertamento) articolo 97 comma 2. riscriverlo. Visto che si è scelto di affidare in modo casuale, inserire il sorteggio dell'aggiudicatario, rientrante in un range di ribassi.
  • Aumento importo soglia per affidamento diretto, per agevolare i rapporti tra pubblica amministrazione e liberi professionisti che molto spesso vista la mancanza di fondi assumono il ruolo di consulente sin dalla predisposizione del progetto preliminare o addirittura nella redazione del progetto definitivo al fine di risolvere problematiche tecniche particolari o per intercettare fondi comunitari per la realizzazione delle opere. Vista l’esiguità dei fondi a disposizione delle pubbliche amministrazioni molto spesso il rapporto si basa sulla promessa di affidamento dell’incarico nelle fasi successive. Negli ultimi tempi la legislazione vigente impone lo svolgimento di procedure ( gare di progettazione) che non consentono alle Amministrazioni di affidare il servizio al professionista che ha svolto il ruolo di consulente.

A cura di arch. Paolo Oreto

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