Codice dei contratti: quale futuro per i lavori pubblici in Italia?

Dopo che il nuovo Premier Giuseppe Conte, nel corso della replica alla Camera dei Deputati sulla fiducia al Governo, era entrato sul tema del Codice dei cont...

08/06/2018
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Codice dei contratti: quale futuro per i lavori pubblici in Italia?

Dopo che il nuovo Premier Giuseppe Conte, nel corso della replica alla Camera dei Deputati sulla fiducia al Governo, era entrato sul tema del Codice dei contratti, riconoscendo che "In Italia gli appalti non partono, abbiamo un codice degli appalti pubblici che da due anni in pratica non viene applicato", e nonostante il tentativo di smorzare i toni con una sua telefonata al Presidente dell’ANAC (Autorità Nazionale AntiCorruzione) Raffaele Cantone e con l'incontro tra quest'ultimo e il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli (leggi articolo), il problema di fondo legato al Codice dei contratti resta del tutto attuale. Lo dimostrano le parole del Ministro dello sviluppo economico e Ministro del lavoro e delle politiche sociali Luigi Di Maio nel corso della visita allo stabilimento Leonardo a Pomigliano e nel corso dell’incontro con gli imprenditori di Confcommercio.

Il Ministro Di Maio allo stabilimento Leonardo a Pomigliano (guarda il video) è tornato, ancora una volta, sul problema legato al Codice dei contratti affermando che: “I fondi per la coesione territoriale sono fondi che quando riguardano il Mezzogiorno e saranno gestiti dal Ministro per il Sud. Il Ministero per il Sud è il Ministero con la delega alla Coesione territoriale. La Ministra Barbara Lezzi è la persona che si occuperà di affrontare l’annosa questione di come spendono i fondi europei, soprattutto perché l’Italia ha si un problema di investimenti ma, anche dove si sono dati fondi per gli investimenti quei fondi sono bloccati perché molto spesso agli Enti territoriali bisogna fornire più competenze, più personalità con specifiche competenze in determinati settori per poter utilizzare quei fondi. E su questo però dico pure una cosa. Per far sviluppare l’Italia, per migliorare le condizioni, soprattutto di regioni in difficoltà come quelle del Sud si devono fare gli investimenti ma per fare gli investimenti dobbiamo semplificare il Codice degli appalti perché ormai gli amministratori hanno paura di toccare qualsiasi delibera, qualsiasi atto, anche una votazione in Consiglio comunale sta diventando un problema perché è un codice complicato, illeggibile e che paradossalmente era stato scritto per diminuire la corruzione ed oggi sta bloccando il paese e non sta combattendo i corrotti”.

Pensiero che è stato ripreso nel corso dell’incontro con gli imprenditori di Confcommercio (guarda il video).

Parlando di investimenti, il Ministro Di Maio li ha legati al Codice dei contratti precisando che “Quando si fanno gli investimenti, si stanziano i soldi ma poi quei soldi devono creare l’opera e per farlo ancora una volta non abbiamo bisogno di nuove leggi; semmai abbiamo bisogno di togliere qualcosa da un codice degli appalti che è diventato così complicato che terrorizza chiunque nello spendere soldi. (...) In passato si è pensato che si potesse gestire tutto ogni minimo dettaglio di ogni processo economico con le norme, con le leggi; non è così. Io credo molto di più nell’esempio delle istituzioni. Se le istituzioni si comportano in maniera corretta ed etica, i cittadini si comportano in maniera corretta ed etica sempre di più. Cercheremo di dare più valore a questo e di semplificare le norme anche sul codice degli appalti cosa che ha, anche, spiegato il Ministro Bonafede, il Ministro per le infrastrutture, il Ministro per la pubblica amministrazione negli ultimi giorni e che cercheremo di fare il primo possibile”.

Ricordiamo che alla polemica nata dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri relativamente al Codice dei contratti e all’ANAC (leggi articolo), sedate in parte nel corso della visita di ieri del Presidente dell’ANAC Raffaele Cantone al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Danilo Toninelli, avevano fatto seguito alcune dichiarazioni di Cantone a margine di un convegno organizzato dalla Luiss sul tema della legalità. Ai giornalisti che gli chiedevano chiarimenti in merito alle recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio Conte e del Vicepremier Luigi Di Maio sulle critiche che sono state fatte al codice degli appalti, il Presidente dell'Anac ha precisato che “Non rispondo, non intendo fare nessuna dichiarazione su questa vicenda né fare polemica”. Alla domanda del cronista se continuerà a fare anticorruzione, il Presidente Cantone risponde “Il mio incarico finisce al 2020”. E, relativamente ai problemi del Codice dei contratti, ha aggiunto “Come le dico se c’è qualcosa che non va in un minuto? Ci sono tante cose che non vanno ma come glielo dico in un minuto?”. Al cronista che gli comunica che Di Maio ha affermato che il Codice terrorizza gli amministratori, Cantone risponde “Non lo so, vorrei capire quali aspetti. Ci sono, certamente parti del codice che vanno modificate però non possiamo certamente parlarne adesso”. Per ultimo il cronista gli ha chiesto se si sente sotto assedio dopo le dichiarazioni del Premier Giuseppe Conte e Cantone ha così risposto “Assolutamente non voglio discutere di questa vicenda. Io mi sento tranquillissimo”.

Le strade che si prospettano sono molteplici, certamente è evidente che l'attuale corpo normativo, complice una struttura iperstatica e la difficoltà nel completare la riforma in tempi rapidi, sta creando notevoli difficoltà alle pubbliche amministrazioni. Le soluzioni che sono state individuate dagli operatori (soprattutto in lunghe e animate discussioni sui social) possono essere così riassunte:

  • completare al più presto la riforma e agire puntualmente sulle criticità che nel corso di due anni di applicazione sono stati evidenziati dagli operatori del settore;
  • abrogare il D.Lgs. n. 50/2016, ritornare al vecchio D.Lgs. n. 163/2006 inserendo le parti necessarie al recepimento delle 3 Direttive UE;
  • ricominciare il lavoro coinvolgendo tutti gli operatori del settore (Associazione tecnici enti locali, Rete Professione Tecnica, Costruttori, in modo da avere il punto di vista di stazioni appaltanti, progettisti ed esecutori dell'opera), dare una linea da seguire (scevra da interessi di parte ma che punti esclusivamente sulla volontà di realizzare l'opera e realizzarla al meglio), semplificare le procedure (ma davvero!!!), rivedere il ruolo dell'ANAC.

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A cura di Redazione LavoriPubblici.it