In ricordo di Pasquale Culotta, il Professore

“Ad onorare un "maestro",  si onora l'istituzione, l'università”. Esordisce così il Magnifico Rettore Fabrizio Micari. “Fu costruttore di ponti..” prosegue M...

di Danilo Maniscalco - 10/08/2016
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In ricordo di Pasquale Culotta, il Professore

Ad onorare un "maestro",  si onora l'istituzione, l'università”. Esordisce così il Magnifico Rettore Fabrizio Micari. “Fu costruttore di ponti..” prosegue Maurizio Carta, direttore della Scuola Politecnica.

Il luogo è l'aula magna dello Steri Magno e l'occasione è  quella del ponte della memoria che unisce la comunità degli architetti palermitani intorno alla onorificenza concessa postuma di benemerito dell'ateneo palermitano all'Architetto Pasquale Culotta, il Professore.

L'ottima iniziativa, fortemente voluta, da Andrea Sciascia, presidente del dipartimento di Architettura nel giorno del compleanno dello scomparso Culotta, avvenuta già dieci anni fa e promossa dal senato accademico, ha visto nella giornata del ricordo del giudice Rocco Chinnici, amici e familiari, docenti e allievi, colleghi e intellettuali, stringersi in un momento mai banale di riflessione intorno alla figura umana e professionale di uno dei protagonisti indiscussi di quella che è  corretto definire "Scuola di Palermo".

Già, perché, unitamente a Edoardo Caracciolo, Luigi Epifanio, Vittorio Ziino, Gianni Pirrone, Roberto Calandra, l'attività didattica del professore, mai scissa da quella professionale, ha inciso tanto sulla formazione di allievi e studenti quanto sulla vita stessa della Facoltà di Architettura del capoluogo siciliano, prima delle Facoltà italiane ad essere riaperta già nel 1944 durante l'occupazione alleata.

Non sapevo che fosse il giorno del compleanno del Professore questo scelto per onorarlo.

E non sapevo neppure cosa sarebbe successo. Non conoscevo i dettagli di quell'ultimo giorno di Novembre ma li ho scoperti con avidità, attenzione, spirituale rispetto, dalle voci commosse e piene di Andrea Sciascia e Riccardo Florio.

È così che in una singolare lettura doppia a parti capovolte, quest'ultimi leggano il contributo l'uno dell'altro in un dialogo che non ha tempo ma che è  capace di saldare l'aula in termini di spirito di comunità e che onora chi ha costruito tracce di pietra in un silenzio avido di ascolto ancora e ancora.

È così, che mentre l'uno ricorda quelle ultime ore concise e serrate piene di appuntamenti in Campania e di progetti siciliani in divenire, l'altro ricordi la misura della complicità nei rapporti umani ancor prima che professionali e quanto gli stessi fossero fusi nella trasmissione del sapere che il maestro vuole profondere.

Suggestivo, esemplare,  commovente.

Io non ho mai avuto l'occasione di seguire uno dei corsi di progettazione da lui condotti ma credo di non poter essere smentito se dico che la sua presenza all'interno della facoltà ci rassicurasse un pó tutti, garentendo una condizione altamente identitaria tra noi giovani allievi architetti.

Non possiamo certo prenderci in giro. Il professore non stava simpatico a tutti ma non credo sia questo il ruolo che un maestro è chiamato ad assolvere. Il maestro è guida, incubatore di potenziale, catalizzatore di ricerca, pungolo nel superamento di barriere immateriali che sa scorgere per primo.

E questo credo fermamente lo sia stato fino alla fine.

Non ho mai trovato qualcuno che non riconoscesse nel Professore, quel "respiro intellettuale " che lo contrassegnava unitamente a quel sapere inscindibile dal far professione a certi livelli che gli permise in vita di far sorgere forme interessanti e mai scontate.

Una punteggiata di episodi architettonici capaci di rendere coscienti anche semplici osservatori e fruitori della presenza dello spirito dell'architettura. Quel radunarsi cioè, attorno ad un costrutto ragionato intorno ai bisogni stessi dell'uomo.

Tutto quanto fin qui detto, non vuole essere tentativo santificante ma la restituzione di una condizione oggettiva e scevra da pregiudizi o appartenenze. Essere un maestro, credo io, non ti mette al riparo da errori o perfettibilità. Essere un maestro ti pone al centro del dibattito culturale e prosegue anche dopo di te.

Però se scavo nei ricordi di quegli anni da studente, trovo episodi che sono sicuro, poter esser presenti nei racconti di tanti altri colleghi.

Il più vicino, mi trova per caso ad osservare durante le revisioni degli altri, quella straordinaria capacità grafica del maestro nel tratteggiare le modifiche indispensabili nel proseguire il compito progettuale, assegnando al silenzio della parola il ruolo di co-protagonista al gesto creativo che impera sul foglio di carta.

E come ti zittiva se provavi a spiegare a parole ciò che il nostro linguaggio segnico-architettonico non riusciva a convincerlo.

Quei silenzi esplicativi, il suo, quello delle aule da lui progettate e quello dei presenti attorno, compreso il mio, non me li posso proprio scordare.

Finite le revisioni, mondi di grafite incisa su carta, restavano a segnalare il passaggio di ragionamenti puntuali e definiti da un fare attento al dettaglio di quelle forme capaci di generare ombre gravi.

Professore.
Quel Novembre, insieme a colleghi architetti, mi trovavo a visitare a Venezia la Biennale. Non appresi la notizia da altri colleghi siciliani  ma all'interno del Padiglione Italia. Ci sembrò fosse ancora troppo presto, anche per una persona a noi distante.

Capimmo dopo il motivo di tanto rabbuiare condiviso esplicato nei volti.
Con la scomparsa del Professore, era scomparso un maestro. Uno di quelli che sotto le ombre degli alberi, ama trasmettere il  sapere raggiunto.

A cura di Arch. Danilo Maniscalco