Superbonus 110% e cessione del credito: le imprese attendono risposte

Aumento del Pil e dati occupazionali confermano l'esigenza di migliorare il superbonus 110% e trovare una soluzione al blocco della cessione dei crediti

di Redazione tecnica - 05/08/2022
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Superbonus 110% e cessione del credito: le imprese attendono risposte

Tempesta perfetta o paradosso esplosivo, la situazione venutasi a creare a seguito del blocco della cessione dei crediti edilizi dovrebbe essere messa al primo posto nell'Agenda di qualsiasi Governo a cui interessi l'economia reale e la sostenibilità di un comparto che nel solo 2022 ha consentito allo Stato un extra gettito di oltre 4 miliardi di euro.

Superbonus 110%: edilizia in bilico

Lo ha confermato ancora una volta la Presidente dell'Associazione Nazionale Costruttori Edili (ANCE), Federica Brancaccio, che ha parlato della paradossale situazione in cui si sta trovando il comparto delle costruzioni che, nonostante abbia generato un extragettito del 30% (pari a circa 6,4 miliardi) grazie al superbonus, è vittima delle continue modifiche al meccanismo di cessione del credito che hanno bloccato il mercato.

Molti cantieri sono già stati conclusi, altri sono ancora in corso d'opera, per alcuni il fine lavori è un obiettivo difficilmente raggiungibile. Tutti (almeno quelli del 2022) hanno in comune un aspetto: nessuno (o in pochi e a condizioni assurde) vuole più acquistare crediti indiretti, maturati cioè da sconto in fattura. Con la triste conseguenza che molte imprese hanno realizzato lavori guadagnandoci crediti non monetizzabili. La causa è da ricercarsi in una norma che ha consentito lo sconto integrale della fattura per gli interventi di superbonus, nelle continue modifiche normative che hanno destabilizzato il mercato e nel successivo blocco degli acquisti da parte dei principali attori coinvolti, ovvero Poste Italiane, CDP e molti istituti bancari.

Nonostante gli allarmi lanciati dal comparto, le manifestazioni in piazza (forse ancora troppo timide), sembra che nell'agenda dell'attuale Governo non ci sia spazio per le decine di migliaia di imprese a rischio fallimento. Anche l'ultima modifica apportata dalla conversione in legge del Decreto Semplificazioni fiscali difficilmente avrà risultati tangibili e porterà alla riapertura degli acquisti da parte delle banche.

La preoccupazione delle Banche

Quel che ha cominciato a destare più di una preoccupazione ai cessionari è la responsabilità solidale in caso di concorso nelle violazioni, da sempre presente all'interno del Decreto Rilancio ma tornata alla ribalta grazie (o a causa) della circolare n. 23/E pubblicata il 23 giugno 2022 dall'Agenzia delle Entrate.

Com'è giusto che sia, l'Associazione Bancaria Italiana (ABI) ha chiesto chiarimenti sugli indici e le verifiche imposte dalla circolare del Fisco per evitare qualsiasi tipologia di concorso nella violazione. Motivo per cui difficilmente gli istituti di credito italiani riapriranno subito il rubinetto delle liquidità alle imprese.

Intanto, Poste Italiane continua ad acquistare solo crediti diretti, Cassa Depositi e Prestiti sta valutando una riapertura degli acquisti (ma se ne parla da mesi) e i principali Istituti bancari hanno messo uno stop nell'attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge di conversione del Decreto Semplificazioni fiscali e di capire come si evolverà il Parlamento italiano con le prossime elezioni di settembre.

Una situazione paradossale in cui il serio rischio è che il comparto delle costruzioni ammaini bandiera bianca, dichiarando il fallimento di decine di migliaia di imprese e con scheletri di cantiere ancora da portare a termine sparsi in tutte le città. Il tutto nonostante i numeri sviluppati dal superbonus che:

  • come evidenziato dall'ANCE si ripaga per quasi la metà dalle maggiori entrate che nel solo 2022 corrisponderebbero ad un extragettito di 6,4 miliardi di euro;
  • come rilevato dall'Istituto di ricerca Nomisma a giugno 2022 è costato 38,7 miliardi di euro di spesa con un valore generato pari a 124,8 miliardi di euro come effetti sul comparto delle costruzioni e sull'indotto;
  • avrebbero generato 634.000 occupati nel settore delle costruzioni (410.000) e in quelli collegati (224.000).

È chiaro che non si può pensare di godere serenamente delle vacanze estive, senza che il Governo non abbia dato risposte efficaci a imprese e professionisti che rischiano la rovina nonostante abbiano operato con serietà portando a termine progetti e lavori.