Come si concilia la libertà della ricerca scientifica con le regole stringenti degli appalti pubblici? È possibile che la pubblica amministrazione agisca come promotore e non solo come controllore dell’innovazione? E quali margini di flessibilità riconosce il Codice dei contratti quando la finalità non è la mera acquisizione di beni o servizi, ma la produzione di conoscenza e sviluppo tecnologico?
Appalti e ricerca scientifica: un delicato equilibrio tra norme e innovazione
Ad affrontare il rapporto tra ricerca scientifica e disciplina degli appalti è la monografia “Appalti e ricerca scientifica”, di Giancarlo Montedoro, nella quale il Presidente di Sezione del Consiglio di Stato si sofferma sull’applicazione, sulle opportunità e sui limiti connessi all’art. 135 e all’art. 75 del d.Lgs. n. 36/2023.
La ricerca e l’innovazione sono obiettivi prioritari dell’Unione europea, sanciti dall’art. 179 TFUE e rilanciati dalle strategie di crescita sostenibile e digitale. L’idea di fondo è semplice: rafforzare le basi scientifiche e tecnologiche del continente, mettendo la pubblica amministrazione nelle condizioni di stimolare e allo stesso tempo beneficiare dei processi innovativi.
Quando però questi obiettivi europei vengono calati negli ordinamenti nazionali, si scontrano con le rigidità delle procedure di evidenza pubblica.
Da qui il nodo affrontato da Montedoro: trovare un punto di equilibrio tra la necessità di regole di trasparenza e concorrenza e l’altrettanto essenziale esigenza di libertà, che costituisce la cifra stessa della ricerca scientifica.