Codice dell’edilizia e delle costruzioni: gli Architetti chiedono limiti chiari tra edilizia e urbanistica

Con l’avvio dell’iter parlamentare del DDL, il Consiglio Nazionale degli Architetti richiama l’attenzione su urbanistica, principi fondamentali e rigenerazione urbana.

di Redazione tecnica - 28/02/2026

Il percorso verso il nuovo Codice dell’edilizia e delle costruzioni è entrato in una fase decisiva, perché dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri e il passaggio al Quirinale lo schema di delega è ormai pronto per l’esame parlamentare. Non siamo più nella stagione delle anticipazioni o delle versioni ufficiose. La delega ha assunto una fisionomia definita e il confronto si sposta, inevitabilmente, sul piano parlamentare.

Il Codice dell’edilizia e delle costruzioni e la questione dei principi fondamentali

L’autorizzazione alla presentazione alle Camere del testo “bollinato” ha consentito di analizzare nel dettaglio l’impianto della delega, in particolare per quanto riguarda i principi e i criteri direttivi che orienteranno l’esercizio del potere legislativo delegato.

In questo quadro, l’articolo 4 del disegno di legge – già oggetto di una specifica analisi – assume un rilievo centrale, perché interviene sul perimetro dei principi fondamentali e sul rapporto tra disciplina edilizia e governo del territorio.

È proprio su questo terreno che si colloca ora l’intervento del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, che nel corso di un incontro con l’on. Erica Mazzetti ha evidenziato alcuni punti ritenuti essenziali per la tenuta complessiva della riforma.

Il confronto che si apre in Parlamento, dunque, non riguarda soltanto una revisione procedurale, ma investe l’architettura stessa del futuro Codice.

Semplificazione, razionalizzazione e uniformità applicativa

Nel comunicato, il CNAPPC richiama con chiarezza l’esigenza di una reale semplificazione della disciplina edilizia, di una razionalizzazione del quadro normativo e di procedure unificate su tutto il territorio nazionale.

Non si tratta di un richiamo generico. L’esperienza applicativa del d.P.R. 380/2001 ha mostrato come la stratificazione normativa e la forte eterogeneità regionale abbiano prodotto nel tempo incertezza interpretativa e difficoltà operative, con ricadute dirette sull’attività dei professionisti e sull’azione amministrativa.

L’aspettativa, in questa fase, è che il nuovo Codice riesca a ricomporre un quadro più coerente e leggibile, nel quale siano definiti con maggiore precisione ruoli e responsabilità di tecnici e imprese.

Governo del territorio e confini tra edilizia e urbanistica

Il passaggio più delicato riguarda il rapporto tra edilizia e urbanistica.

Il CNAPPC sottolinea che la definizione di una disciplina organica delle costruzioni non può prescindere da un adeguato riscontro, nella legislazione statale, dei principi fondamentali in materia di governo del territorio.

In assenza di una chiara delimitazione dei contenuti dei principi fondamentali e di una riforma coerente degli strumenti urbanistici, il rischio è quello di un progressivo assorbimento dell’urbanistica nell’edilizia.

Nel comunicato si richiama esplicitamente il pericolo che un provvedimento di natura settoriale possa finire per inglobare la pianificazione urbanistica, alterando l’equilibrio tra le due materie.

Si tratta di un tema che incide direttamente sul riparto costituzionale delle competenze e sulla distinzione tra legislazione statale di principio e legislazione regionale di dettaglio.

Rigenerazione urbana e revisione delle categorie di intervento

Un ulteriore profilo critico riguarda la rigenerazione urbana, che secondo il CNAPPC non può essere affrontata come semplice sommatoria di interventi edilizi, ma deve inserirsi in una strategia complessiva di trasformazione della città.

In questa prospettiva viene richiamata l’esigenza di evitare che la revisione delle categorie di intervento si sovrapponga alla disciplina urbanistica o consolidi ulteriormente l’estensione della ristrutturazione edilizia, oggi comprensiva di demolizioni e ricostruzioni, sostituzioni edilizie e ampliamenti volumetrici anche in deroga agli strumenti urbanistici.

Il tema non è marginale, perché negli ultimi anni il concetto di ristrutturazione edilizia ha progressivamente ampliato il proprio perimetro, con effetti significativi sul rapporto tra titolo edilizio e pianificazione.

L’iter parlamentare e il contributo tecnico degli Architetti

In questa fase il CNAPPC ha manifestato la propria disponibilità a contribuire al dibattito parlamentare, con l’obiettivo di assicurare ai professionisti una normativa chiara ed inequivocabile.

È un passaggio che assume un peso specifico rilevante, perché la qualità dei principi e dei criteri direttivi contenuti nella legge delega definirà il perimetro entro cui il Governo potrà muoversi nella redazione del decreto legislativo.

La tenuta del futuro Codice si gioca quindi già ora, nella formulazione della delega.

Un equilibrio che riguarda l’intero sistema

Con l’avvio dell’esame parlamentare, il confronto sul Codice dell’edilizia e delle costruzioni entra in una fase strutturale e non più soltanto programmatica.

Non si tratta semplicemente di riordinare il Testo Unico vigente, ma di ridefinire il rapporto tra edilizia e governo del territorio, il perimetro delle categorie di intervento, l’equilibrio tra disciplina statale e competenze regionali e il ruolo della rigenerazione urbana nel sistema normativo.

È su questo equilibrio complessivo che si misurerà la coerenza della delega e la sua capacità di tradursi in un Codice realmente applicabile, sistemico e costituzionalmente solido, capace cioè di tenere insieme semplificazione, pianificazione e rispetto dell’assetto delle competenze.

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