Analisi tecnica
La decisione del TAR Lombardia offre uno spunto prezioso per riflettere su due aspetti che troppo spesso vengono trascurati nella prassi operativa. Da un lato, la gestione della SCIA: l’invito a conformare non è un passaggio interlocutorio, ma un atto immediatamente lesivo che produce effetti concreti. Se non viene impugnato nei termini, diventa definitivo e impedisce di discutere nel merito le motivazioni addotte dall’amministrazione. È un punto cruciale perché ribalta l’idea – ancora diffusa – che si possa “rispondere” al Comune sostenendo la correttezza del progetto e attendere un successivo provvedimento. In realtà, il procedimento si chiude già con quella prima nota, e il mancato ricorso preclude ogni contestazione futura.
Dall’altro lato, emerge la delicata questione del rapporto tra i requisiti igienico-sanitari fissati dal D.M. 5 luglio 1975 e le deroghe introdotte dal “Salva Casa”. La sentenza non affronta il merito, ma lascia intravedere quanto il confine sia ancora incerto: è evidente la tensione tra l’obiettivo politico di ampliare l’offerta abitativa attraverso regole più flessibili e la necessità di garantire condizioni minime di salubrità e sicurezza. Il risultato è un terreno scivoloso, dove il ruolo del tecnico diventa decisivo per interpretare correttamente la norma, valutare la reale applicabilità delle deroghe e prevenire conflitti con l’amministrazione.