Quadro normativo di riferimento
La disciplina delle inconferibilità e incompatibilità nasce con l’art. 1, commi 49 e 50, della legge n. 190/2012 (la cosiddetta Legge Severino), che ha delegato il Governo ad adottare un testo normativo volto a prevenire la corruzione anche attraverso il rafforzamento dell’imparzialità della pubblica amministrazione. Da quella delega è scaturito il d.lgs. n. 39/2013, che ha rappresentato – almeno in origine – un presidio importante contro il rischio di commistione tra funzioni politiche e gestionali.
Nel tempo, però, il sistema ha subito numerose modifiche, spesso inserite in provvedimenti eterogenei e privi di un disegno unitario. Tra gli interventi più recenti e rilevanti si segnala la sentenza n. 98/2024 della Corte costituzionale, che ha dichiarato parzialmente illegittime alcune disposizioni dell’art. 7 del decreto, evidenziando uno scostamento dai principi fissati nella legge delega.
A queste si sono aggiunti provvedimenti come:
- la legge n. 21/2024, che ha ridotto da due a un anno il periodo di raffreddamento previsto per l’attribuzione di incarichi dirigenziali a soggetti provenienti da enti regolati o finanziati;
- il decreto Milleproroghe 2025, che ha abrogato integralmente il comma 2 dell’art. 7, creando un vuoto normativo per le inconferibilità a livello locale;
- il decreto-legge n. 25/2025, convertito con legge n. 69/2025, che ha ristretto ulteriormente il campo di applicazione della disciplina, introducendo deroghe e limiti che rendono il sistema sempre meno organico.
A livello internazionale, infine, vanno ricordate le raccomandazioni del GRECO (Consiglio d’Europa) nell’ambito del Quinto ciclo di valutazione, che invitano l’Italia a rafforzare i meccanismi di integrità per chi ricopre funzioni esecutive di alto livello, richiamando espressamente l’esigenza di controlli e verifiche anche per gli incarichi non formalmente dirigenziali, ma con rilevante impatto sulle decisioni amministrative.