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Verso una nuova riforma europea degli appalti pubblici: criticità e risoluzione del Parlamento UE

Dal prezzo più basso alla qualità, dal sostegno alle PMI alla reciprocità internazionale: il Parlamento europeo indica la strada per la revisione delle direttive sugli appalti pubblici.

di Gianluca Oreto - 19/09/2025

Gli appalti pubblici rappresentano circa il 14% del PIL dell’Unione europea e svolgono un ruolo cruciale non solo per la crescita economica, ma anche per il sostegno alle piccole e medie imprese (PMI), l’innovazione, la sostenibilità ambientale e la coesione sociale. Attraverso le gare d’appalto è possibile promuovere l’industria locale, creare posti di lavoro di qualità e rafforzare catene di approvvigionamento resilienti, anche nel complesso sistema dei subappalti.

La riforma europea degli appalti pubblici

A ricordarlo è il Parlamento europeo che, con la recente risoluzione del 9 settembre 2025, ha aperto la strada a una nuova riforma delle direttive sugli appalti pubblici, con l’obiettivo di superare criticità ormai consolidate: dal ricorso eccessivo al criterio del prezzo più basso alle difficoltà di accesso per le PMI, dai ritardi nei pagamenti alla scarsa trasparenza.

Per l’Italia, il tema non è marginale. Negli ultimi vent’anni i Codici dei contratti hanno avuto una durata sempre più breve: il D.Lgs. n. 163/2006 è rimasto in vigore per dieci anni, fino al D.Lgs. n. 50/2016, adottato per recepire le tre direttive europee del 2014 (2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE). Quest’ultimo è durato nove anni, fino alla riforma del D.Lgs. n. 36/2023, nata non da nuove esigenze europee, ma dalla necessità di razionalizzare un quadro normativo frammentato in un numero eccessivo di provvedimenti attuativi.

In comune ai tre Codici c’è un elemento costante: la continua stratificazione normativa, fatta di modifiche parziali e correttivi che si sono susseguiti senza una visione organica. Ogni intervento ha finito per aggiungere complicazioni anziché semplificare, generando un quadro in continua evoluzione che ha disorientato sia le stazioni appaltanti sia gli operatori economici. Il risultato è stato un sistema instabile, difficile da interpretare e da applicare in maniera uniforme, con inevitabili ricadute in termini di incertezza giuridica, aumento del contenzioso e rallentamento delle procedure.

Oggi si apre un nuovo scenario: se le istituzioni europee approveranno nuove direttive sugli appalti, il Codice del 2023 rischia di avere una vita ancora più breve dei suoi predecessori.

La risoluzione approvata dal Parlamento europeo, che è già stata inviata al Consiglio e alla Commissione UE, si compone delle seguenti sezioni:

  • la parte dei considerando;
  • gli obiettivi strategici;
  • le sfide principali;
  • gli ambiti suscettibili di miglioramento;
  • la trasformazione digitale degli appalti pubblici europei;
  • le raccomandazioni specifiche per il miglioramento degli appalti pubblici europei.
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