Affidamento diretto, determina a contrarre e falso ideologico: interviene la Cassazione

La sentenza della Cassazione penale richiama alla responsabilità i RUP: se la verifica dei requisiti è fittizia, scatta il reato di falso ideologico

di Redazione tecnica - 17/06/2025

Quali sono le reali conseguenze per una stazione appaltante che affida direttamente un contratto senza verificare in modo sostanziale i requisiti dell’operatore economico? È sufficiente una dichiarazione generica nel corpo della determina per evitare responsabilità? E cosa accade se l’affidamento si basa su presupposti documentali inesistenti?

Affidamento diretto: la Cassazione sulla determina a contrarre

Domande quanto mai attuali per chi opera nel sistema degli appalti pubblici e si confronta con il regime degli affidamenti diretti previsto per i contratti sotto soglia dall’art. 50 del D.Lgs. n. 36/2023 (Codice dei contratti). Lo abbiamo evidenziato più volte anche su queste pagine: l’affidamento diretto non configura una procedura di gara e, come chiarito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (parere n. 3177 del 30 gennaio 2025), l’obbligazione giuridica si perfeziona con la determina a contrarre, che rappresenta l’atto costitutivo dell’accordo tra amministrazione e operatore.

A rispondere alle domande iniziali è intervenuta la Corte di Cassazione penale, con la sentenza 17 gennaio 2025, n. 2153, che rappresenta un vero e proprio monito per il responsabile unico del progetto (RUP).

Nel caso esaminato, veniva contestata la determina con cui si era proceduto all’affidamento diretto di un incarico per servizi accessori (security, ospitalità, luci e video) relativi a un evento pubblico. Secondo la Procura, l’affidamento si fondava su un’asserita ma inesistente esperienza pregressa dell’operatore economico, che aveva modificato il proprio oggetto sociale pochi giorni prima dell’incarico, senza alcuna prova di attività svolte nel settore.

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