Revisione del codice dei beni culturali e del paesaggio: verso la delega al Governo

Il testo uscito dalle Commissioni Ambiente e Cultura del Senato segna un cambio di rotta rispetto alla proposta originaria: stop al silenzio-assenso automatico e al ridimensionamento delle Soprintendenze, spazio a decreti delegati e linee guida ministeriali per un riordino organico delle procedure.

di Redazione tecnica - 04/09/2025

Quali margini reali ci sono oggi per semplificare le autorizzazioni paesaggistiche senza indebolire la tutela dei beni culturali? Quale ruolo avranno Regioni e Comuni negli interventi minori? E come saranno disciplinati i casi di emergenza o le attività stagionali?

Autorizzazione paesaggistica: la delega al Governo

Domande tutt’altro che banali sulle quali si discute da anni senza trovare il bandolo di una matassa diventata grande, grossa e grassa, i cui effetti sono pienamente visibili nei tavoli dei tribunali. Da anni il procedimento di autorizzazione paesaggistica rappresenta uno dei nodi più complessi dell’attività edilizia. Tempi incerti, competenze sovrapposte e un contenzioso crescente ne hanno fatto un terreno difficile sia per le amministrazioni che per i professionisti.

È in questo contesto che si inserisce il disegno di legge n. 1372, recante “Delega al Governo per la revisione del codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di procedure di autorizzazione paesaggistica”, presentato al Senato il 5 febbraio 2025 e profondamente modificato dalle Commissioni riunite. La logica non è più quella di un intervento diretto e drastico sul Codice, ma di una delega di 12 mesi al Governo, con criteri precisi e principi destinati a essere declinati nei decreti legislativi.

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