Gli strumenti di tutela prima del contenzioso
In situazioni come quella descritta, l’intervento coordinato di un legale e di un consulente tecnico esperti nella materia risulta imprescindibile, al fine di contemperare la gestione della scadenza del 31 dicembre 2025 con la necessità di predisporre adeguate forme di tutela patrimoniale. Fermo restando che la fattispecie andrebbe analizzata, come sempre, carte alla mano, una possibile linea di azione potrebbe consistere nell’invio di una diffida formale ai professionisti ai quali siano imputabili errori o omissioni. Tale atto risulta utile non solo a interrompere i termini di prescrizione e a cristallizzare la contestazione, ma anche a chiarire la buona fede del contribuente al momento della presentazione della fine lavori, ovvero a sollecitare l’attivazione di eventuali interventi correttivi di natura tecnica.
Dal quesito, infatti, non emerge con chiarezza se vi sia ancora margine per intervenire mediante integrazioni o rettifiche della pratica edilizia, profilo che meriterebbe un approfondimento specifico prima della definitiva chiusura del procedimento.
Il passo successivo, che può essere gestito anche nel corso del 2026, potrebbe consistere nell’attivazione di una procedura di mediazione tecnica o, ove necessario, di un accertamento tecnico preventivo ai sensi dell’art. 696-bis del Codice di procedura civile. Si tratta di strumenti differenti ma accomunati da una medesima finalità, ossia affidare a un tecnico terzo e indipendente la verifica della conformità delle pratiche alla normativa vigente, l’individuazione delle irregolarità riscontrate e la valutazione della loro incidenza sul diritto al beneficio fiscale.
A cura di Ing. Cristian
Angeli
Esperto in contenziosi edilizi e agevolazioni fiscali
www.cristianangeli.it