Considerazioni finali
Con oltre 124 miliardi di euro di investimenti
complessivi e il 96% dei lavori
conclusi, il Superbonus chiude definitivamente la sua
parabola, lasciando in eredità un impatto senza precedenti sul
patrimonio edilizio italiano ma anche un onere fiscale ormai
consolidato, pari a 127 miliardi di euro.
Il meccanismo, che ha rappresentato un unicum nella storia recente
delle politiche energetiche, esce di scena in un contesto
profondamente mutato, dove il dibattito si sposta su
strumenti più sostenibili e di lungo
periodo.
Dal 25 dicembre 2025, con l’entrata in vigore
del Conto Termico 3.0, il sistema di
incentivi cambia radicalmente impostazione: non più detrazioni
fiscali pluriennali, ma contributi diretti erogati dal
GSE in tempi certi e con regole uniformi per
pubbliche amministrazioni, imprese e privati.
Il nuovo schema si propone come l’evoluzione
strutturale del Superbonus, mantenendo l’obiettivo di
promuovere efficienza e decarbonizzazione, ma in un quadro
finanziario stabile, con 900 milioni di euro
annui destinati a interventi reali e
verificabili.
Per i tecnici e le amministrazioni, la sfida si sposta ora sul
terreno della programmazione energetica e della
qualità progettuale.
Il Conto Termico 3.0 richiede un approccio più consapevole:
diagnosi energetiche, titoli abilitativi corretti, impianti
registrati, componenti certificati e il rispetto costante dei
requisiti per tutta la durata dell’incentivo.
In definitiva, se il Superbonus ha
incarnato la stagione dell’“eccezionalità”, fatta di urgenze,
semplificazioni e picchi di spesa, il Conto Termico
3.0 inaugura la stagione della “strutturalità”:
un sistema permanente, regolato e tecnicamente esigente, che punta
a premiare la competenza, la tracciabilità e la continuità dei
risultati energetici.
Un cambio di paradigma che chiama i professionisti del settore a
una nuova cultura dell’efficienza: meno straordinaria,
ma finalmente ordinaria.