Codice dell’edilizia: iter, tempistiche e criticità del metodo scelto dal Governo

Una lettura tecnica del percorso legislativo: chi scriverà davvero il nuovo Codice, quali sono i passaggi obbligati e perché il transitorio diventa decisivo

di Gianluca Oreto - 10/12/2025

Il metodo: chi scriverà il Codice?

Un precedente utile è quello della delega sugli appalti pubblici (Legge n. 78/2022), che consentì di affidare al Consiglio di Stato la redazione dello schema di decreto, avvalendosi di una commissione tecnica mista composta da magistrati, esperti, avvocati e rappresentanti dell’Avvocatura dello Stato.

Quella commissione – la nota “Commissione Frattini” – in soli sette mesi riuscì a riorganizzare un quadro normativo frammentato dopo il 2016, producendo un testo strutturato corredato da allegati legislativi. Perfettibile quanto si vuole, ma frutto di un lavoro tecnico rilevante.

Nel DDL delega sull’edilizia, questa impostazione non è prevista. L’art. 3 non contempla affatto la possibilità di costituire un gruppo tecnico dedicato.

Il rischio è evidente: il nuovo Codice potrebbe essere scritto senza un coinvolgimento sistematico delle figure che conoscono realmente il settore – architetti, ingegneri, geometri, avvocati, magistrati, imprese – relegando le audizioni parlamentari a un ruolo consultivo spesso poco incisivo.

Per una materia complessa e stratificata come l’edilizia, questo rappresenta un limite concreto.

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