Codice dell’edilizia: iter, tempistiche e criticità del metodo scelto dal Governo

Una lettura tecnica del percorso legislativo: chi scriverà davvero il nuovo Codice, quali sono i passaggi obbligati e perché il transitorio diventa decisivo

di Gianluca Oreto - 10/12/2025

Le tempistiche: perché serve un transitorio minimo

Il secondo nodo riguarda l’entrata in vigore del futuro Codice.

Dopo 25 anni di Testo Unico Edilizia, il passaggio a un corpo normativo completamente rinnovato richiederà:

  • tempo di studio e formazione;
  • adeguamento delle procedure amministrative;
  • aggiornamento delle piattaforme telematiche;
  • revisione della modulistica;
  • riallineamento dei regolamenti edilizi;
  • adattamento delle prassi operative degli uffici e dei professionisti.

Un’entrata in vigore immediata produrrebbe l’effetto opposto a quello voluto: paralisi interpretativa, incertezza applicativa, blocchi istruttori e la necessità – già vista in altre riforme – di interventi correttivi urgenti.

Ecco perché un transitorio minimo di almeno 12 mesi non è un dettaglio tecnico, ma la condizione necessaria per accompagnare il settore verso la piena operatività del nuovo impianto normativo.

Senza questo tempo, la riforma rischia seriamente di trasformarsi in un boomerang.

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