Codice dell’edilizia: iter, tempistiche e criticità del metodo scelto dal Governo
Una lettura tecnica del percorso legislativo: chi scriverà davvero il nuovo Codice, quali sono i passaggi obbligati e perché il transitorio diventa decisivo
Le tempistiche: perché serve un transitorio minimo
Il secondo nodo riguarda l’entrata in vigore del futuro Codice.
Dopo 25 anni di Testo Unico Edilizia, il passaggio a un corpo normativo completamente rinnovato richiederà:
- tempo di studio e formazione;
- adeguamento delle procedure amministrative;
- aggiornamento delle piattaforme telematiche;
- revisione della modulistica;
- riallineamento dei regolamenti edilizi;
- adattamento delle prassi operative degli uffici e dei professionisti.
Un’entrata in vigore immediata produrrebbe l’effetto opposto a quello voluto: paralisi interpretativa, incertezza applicativa, blocchi istruttori e la necessità – già vista in altre riforme – di interventi correttivi urgenti.
Ecco perché un transitorio minimo di almeno 12 mesi non è un dettaglio tecnico, ma la condizione necessaria per accompagnare il settore verso la piena operatività del nuovo impianto normativo.
Senza questo tempo, la riforma rischia seriamente di trasformarsi in un boomerang.
IL NOTIZIOMETRO