Diligenza e buona fede come criteri di giudizio
La sentenza richiama esplicitamente il canone del comportamento diligente, affermando che l’affidamento degli acquirenti sulla regolarità dell’immobile non è giuridicamente tutelabile se fondato su negligenza. In particolare, il Tribunale osserva che gli attori, pur in presenza di più segnali di rischio (assenza di documenti, richieste esplicite di sanatoria, dichiarazioni imprecise), hanno comunque firmato un contratto da oltre un milione di euro senza pretendere il completamento delle verifiche.
Questo punto rafforza l’idea che il nostro ordinamento tutela l’acquirente diligente, non quello che si espone volontariamente a un rischio che poi, una volta concretizzatosi, tenta di neutralizzare sul piano giudiziario.