Dal Superbonus al Conto Termico 3.0
Il quadro ENEA ci restituisce quindi l’immagine di una misura che ha esaurito la sua spinta propulsiva. Non è un caso che il dibattito tecnico e politico si stia già spostando su quello che sarà il nuovo modello di incentivazione.
Mentre le detrazioni fiscali ordinarie — che dal 2026 scenderanno al 30% o al 36% — appaiono sempre meno attrattive, si attende con grande interesse la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto sul Conto Termico 3.0. A differenza del Superbonus, si tratta di un incentivo strutturale, con risorse stabili (900 milioni l’anno, di cui 400 destinati alla PA e 500 ai privati) e con percentuali di copertura che possono arrivare al 65% e, in alcuni casi, fino al 100%.
Il decreto prevede due grandi categorie di interventi:
- interventi di piccole dimensioni per l’incremento dell’efficienza energetica negli edifici: isolamento termico, sostituzione infissi, schermature solari, trasformazione in NZEB, building automation, illuminazione efficiente, infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici, fotovoltaico con accumulo (se abbinato a pompe di calore elettriche);
- interventi di piccole dimensioni per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili: pompe di calore elettriche o a gas, sistemi ibridi, generatori a biomassa, solare termico, microcogenerazione, allaccio a reti di teleriscaldamento, sostituzione di scaldacqua con modelli a pompa di calore.
Il Conto Termico 3.0 non sostituirà il Superbonus, ma ne raccoglierà l’eredità in un’ottica più equilibrata: meno spinta straordinaria, ma maggiore sostenibilità per i conti pubblici e più spazio a interventi mirati di efficienza energetica, fonti rinnovabili e decarbonizzazione.