Punti critici e soluzioni
Il documento individua con chiarezza una serie di rischi che accompagnano l’adozione dell’IA nel lavoro e che richiedono presìdi specifici.
Si fa riferimento, tra l’altro, al rischio di bias nei processi di selezione e valutazione, alla diffusione di forme di management algoritmico opaco, all’impatto sulla privacy e alla possibile insorgenza di nuovi rischi per la salute e la sicurezza, inclusi stress lavoro-correlato e nuove forme di malattie professionali.
Da qui, la necessità di supervisione umana effettiva e di meccanismi di trasparenza, soprattutto nei processi decisionali che incidono sui diritti dei lavoratori.
Altro elemento centrale è la consapevolezza del divario di adozione dell’IA tra grandi imprese e PMI. Il documento riconosce che la maggior parte dei progetti di intelligenza artificiale è concentrata nelle organizzazioni di dimensioni maggiori, mentre le piccole e medie imprese rischiano di restare ai margini per carenza di competenze e strumenti.
Proprio per questo l’Osservatorio si propone di mettere al centro delle proprie attività il supporto alle PMI, non in chiave assistenziale, ma come snodo competitivo del sistema produttivo. L’alfabetizzazione digitale, il reskilling e l’accesso a modelli affidabili diventano così obiettivi di politica del lavoro, non semplici opzioni tecnologiche.